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Rassegna di sentenze in tema di responsabilità da cose in custodia

Data pubblicazione: 17/04/2018

Sintetica rassegna della giurisprudenza in tema di risarcimento del danno per cose in custodia.

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L'ANAS è responsabile per i danni causati da un sinistro stradale provocato dalla presenza di una mucca sulla carreggiata. Infatti, le modifiche della struttura della cosa o le situazioni di pericolo determinate da fattori imprevedibili sono suscettibili di divenire, se non rimosse tempestivamente, nuove condizioni intrinseche della cosa, idonee a comportare la responsabilità del custode (Cass. Civ. 2477/2018).

È esclusa la responsabilità da cose in custodia in capo all'ANAS, se la strada è munita di guardrail di altezza a norma di legge, per i danni patiti dal superamento dello stesso da parte del conducente di un veicolo che ne aveva, per causa ignota, perso il controllo. Il custode non può rispondere dei danni provocati in via esclusiva da una condotta del danneggiato non prevedibile (Cass. Civ. 2480/2018).

La colpa del danneggiato non basta a escludere la responsabilità del Comune per la morte di un uomo, alla guida di un ciclomotore, coinvolto in un sinistro causato da una transenna caduta su un tombino e dal manto stradale sconnesso. La condotta colposa del danneggiato non consente infatti di ritenere per ciò stesso integrato il caso fortuito, se non emerge che sia stato interrotto qualunque nesso causale fra la cosa in custodia e l’evento (Cass. Civ. 2479/2018).

Responsabilità concorrente del Comune e del pedone, caduto in una buca stradale. Infatti il pedone, a fronte delle specifiche circostanze di tempo e di luogo (condizioni di luminosità, condizioni della strada sicuramente note, dimensioni e visibilità dell’avvallamento), non era stato accorto e diligente; e il Comune aveva omesso di mantenere correttamente il marciapiede, destinato al transito dei pedoni in sicurezza (Trib. Firenze n. 3555/2017).

L’esistenza di un contratto di appalto che ha per oggetto i lavori di manutenzione e di sorveglianza della strada rileva nei rapporti interni tra le parti: il Comune convenuto ha il diritto di essere manlevato e garantito dalla società appaltante. Ma non incide sulla legittimazione passiva dell’ente: l’autista del ciclomotore scivolato sull’asfalto per la presenza di una sostanza viscida può agire contro il Comune (Trib. Roma n. 791/2018).

Il condominio non è responsabile per i danni subiti da una bambina inciampata su un’aiuola accanto al vialetto condominiale perché l’evento è imputato dal Tribunale a disattenzione della danneggiata. Infatti, se il danno non è l’effetto di un dinamismo interno alla cosa, scatenato dalla sua struttura o dal suo funzionamento, ma richiede che l’agire della vittima si unisca al modo di essere della cosa (di per sè statica e inerte), per la prova del nesso causale occorre dimostrare che lo stato dei luoghi presentava un’obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il danno (Trib. Torre Annunziata n. 272/2018).

Viene riconosciuta la responsabilità del condominio per i danni subiti da una donna caduta a causa del mattonato del viale di acceso allo stabile, reso scivoloso da una patina di muschio. Per i giudici, infatti, mentre la donna ricorrente ha dimostrato il nesso causale fra la cosa in custodia e l’evento lesivo e l’esistenza del rapporto di custodia, il condominio non ha provato l’esistenza del caso fortuito, vale a dire un fattore estraneo idoneo a interrompere il nesso di causalità, che esclude la responsabilità del custode. Né rileva il fatto che i familiari della vittima non l’abbiano informata della situazione pericolosa: il fatto del terzo (imprevedibile ed eccezionale) rileva solo se determina la pericolosità della cosa (Cass. Civ. 25483/2016).

La società proprietaria del supermercato è responsabile per la caduta di una cliente sul pavimento bagnato. Il fatto e il nesso causale risultano infatti dimostrati attraverso prova testimoniale. Il Tribunale ricorda che, se il pericolo è visibile, si richiede alla persona un grado maggiore di attenzione. Ma, nel caso esaminato, il supermercato non si è preoccupato di prevenire il pericolo di caduta con misure di sicurezza o segnalazioni di pericolo, né esercitando i poteri di vigilanza: mancando questi elementi, non si può dire superata la prova in ordine al nesso causale tra il danno e la cosa. Né vale a discolpare il supermercato il fatto (peraltro non provato) che la cliente indossasse i tacchi: il titolare del negozio, per evitare gli infortuni, è tenuto a predisporre all’ingresso le strisce antiscivolo o a spargere segatura in terra quando l’acqua può costituire un pericolo per i clienti (Trib. Potenza n. 267/2017).

Respinto il ricorso del danneggiato che aveva chiesto alla società proprietaria di un parco acquatico il risarcimento per i danni patiti a causa della caduta provocata dalle chiazze d’acqua presenti sul vialetto che conduceva alle piscine. Per i giudici, infatti, la responsabilità della caduta va addossata totalmente al danneggiato. Questo perché (come ha valutato la Corte d’appello), la vittima avrebbe dovuto usare maggiore prudenza, in particolare utilizzando il corrimano; e comunque, il fatto si era verificato di giorno, in una situazione di piena luminosità e la chiazza d’acqua era «perfettamente visibile da parte di chi adoperasse anche una minima attenzione». Il comportamento colposo della vittima integra quindi gli estremi del caso fortuito, scagionando il custode dalla propria responsabilità (Cass. Civ. n. 23108/2015).

Riconosciuta la responsabilità esclusiva del danneggiato che aveva chiesto a un centro sportivo il risarcimento per i danni subiti in conseguenza di una caduta avvenuta a causa della presenza di un tappeto bagnato dalla pioggia e attorcigliato su se stesso, non adeguatamente segnalato all’interno della struttura sportiva. Per i giudici, infatti, la vittima non aveva posto la dovuta attenzione nel camminare e per questo era inciampato in prossimità del locale piscina, tenendo così un comportamento idoneo a interrompere il nesso di causalità tra la cosa e il danno (Cass. Civ. n. 15718/2016).